Stavolta ho voluto seguire la moda del momento e così sono andato ad intervistare Dario Chianelli, l'uomo che ha confessato di aver compiuto il raid al quartiere Pigneto di Roma.
Premetto che l'intervista mi è costata 3.000 eur, cifra richiestami anticipatamente e pacatamente dal suo agente, ma credo che ne sia valsa la pena.
Il colloquio è avvenuto in un bar romano dopo tre bottiglie di vodka e due di vino.
Ecco la trascrizione dell'incontro tradotta in italiano per una migliore comprensione.
- Com'è nata l'idea del raid punitivo?
Ma niente, tutto è nato dall'offerta di un mio vecchio amico al quale non ho potuto dire di no.
- Che tipo di offerta?
50.000 euro in contanti.
- Chi sarebbe questo amico?
Questo non lo posso dire, è un uomo potente.
- Quindi mi confermi che sei stato pagato per compiere il raid?
Si.
- E quindi il furto del portafogli non c'entra nulla?
No, non c'entra niente.
- Mi chiedo come mai poi hai deciso di confessare, potevi benissimo non dire niente.
E' venuto fuori che era stato un raid fascista e non volevo che ci andassero di mezzo degli innocenti. E poi anche la confessione faceva parte della strategia. Sarei diventato la star del giorno e così è stato. Giornali e televisioni fanno la fila per intervistarmi.
- Quindi niente raid di matrice politica.
Assolutamente no. Ripeto per l'ennesima volta che io non sono nè di destra nè di sinistra, ma per i grandi uomini.
- Che Guevara (gli dico indicando il tatuaggio che ha sul braccio)
Macchè! Il tatuaggio l'ho fatto una settimana fa su consiglio del mio amico. Per grandi uomini intendo Hitler e Mussolini, ma anche Stalin e Lenin, persone che hanno cambiato il mondo.
Nel frattempo entra nel bar l'on.Gasparri, i due si salutano e si abbracciano affettuosamente.
Quando rimaniamo soli Dario mi sussurra all'orecchio:"è lui il mio vecchio amico..."
Commento:
Come si dice, in vino veritas....
Mi scuso con l'on.Gasparri ma quando ho sentito alla radio l'intervista di Dario Chianelli ho creduto che stavano intervistando lui.
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